Immaginazione, azione, abitudini. Come nutrire il corpo

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Il pensiero, i neuroni, i muscoli

Partiamo da una verità bellissima e sorprendente: che ci mettiamo a immaginare un’azione o a farla davvero, ai neuroni non cambia più di tanto. Si può trovare in rete un video creato da AsapScience che dura nemmeno 3 minuti e spiega, in modo semplice e supportato dall’evidenza scientifica, il potere del pensiero. Ad esempio, se immaginate la lettera B, la corteccia visiva primaria lavora come se la vedeste realmente scritta su una superficie qualsiasi. Immaginazione e azione vanno dunque a braccetto. Lo stesso video spiega un esperimento compiuto con un campione di persone che sono state messe a suonare il piano per due ore al giorno e altre cui era stato chiesto di immaginare l’azione, svolgerla solo mentalmente. In entrambi i gruppi del target sono avvenuti gli stessi cambiamenti a livello della corteccia motoria.

Da praticante di arti marziali e altre discipline motorie, confermo per esperienza personale che immaginare di fare una forma, un kata, va poi ad incidere in maniera impressionante sulla resa finale. Allo stesso modo, immaginare di recitare una parte assegnata, è come fare davvero le prove dietro al “sipario della mente”; si allena il ruolo, si prendono misure e ritmi, anche silenziosamente, nel silenzio della mente.

Lo stesso video sopracitato descrive l’esperimento per cui un gruppo di persone sono state sottoposte per 4 settimane a una sequenza di esercizi per potenziare i muscoli. Un altro gruppo doveva immaginare di compierli con il massimo della concentrazione, esattamente gli stessi esercizi. che ci crediate o no, il primo gruppo ha potenziato i muscoli di una percentuale pari al 33%, mentre il secondo del 22%. Non si tratta di qualche forma di strana magia bianca o nera, la pratica mentale è uno strumento a tutti gli effetti. Il pensiero di fatto agisce sulla struttura e la funzione cerebrale e sull’attività dei neuroni a livello microscopico.

Pratica mentale e abitudini da scardinare

Ora, di fatto, prendiamo ad esempio la voglia di mettersi a dieta…sappiamo che quel che conta è l’intenzione. Chi riesce a vedersi in trasformazione, di fatto sta già nel cambiamento. La perdita effettiva dei chili richiede sforzo fisico e approccio consapevole al cibo, ma di certo la pratica mentale aiuta, prima e dopo il pasto.

Le azioni che potete tranquillamente non rendere abitudini (o romperle, nel caso lo fossero già diventate) nell’ambito della cura per il vostro corpo e i suoi favolosi sistemi sono, ad esempio, uno stretching svogliato o caotico o un allenamento portato fino in fondo a stomaco vuoto e brontolante. Ancora: non variare mai il workout se si va in palestra è uno degli errori più banali e nocivi che si possano commettere.

L’immaginazione, poi, diventa davvero realistica se alla base c’è l’ascolto di se stessi. Conviene indagare la dimensione dei propri limiti, anche per evitare di spingersi troppo oltre per competizione o spirito dimostrativo. Mangiare troppo velocemente è allo stesso modo un’abitudine che danneggia la crescita muscolare e impedisce all’organismo di funzionare al meglio. Tanto i muscoli quanto la postura sono influenzati da eventi traumatici sì, ma anche molto da cicatrici importanti non tenute nella giusta considerazione, respirazione scorretta, stress, disfunzioni miofunzionali, alimentazione vaga caotica e ricca di cibi industriali. E se la postura è scorretta, il tessuto connettivo ne risente e anche a livello viscerale ci sono conseguenze. Posizioni scorrette di varie parti del corpo possono creare tensioni sia fisiche che fisiologiche agli organi delle aree toccate dalla disarmonia. L’effetto è un effetto domino. Basta pensare che se si perde di vista l’appoggio corretto del piede, ci sono conseguenze anche a livello cardiocircolatorio. Sì, perché piede, caviglia e polpaccio sono un’unità anatomo-funzionale considerabile come un “cuore periferico”.

La considerazione che abbiamo verso il nostro tratto cervicale è strettamente connessa all’amore che abbiamo per ogni nostro respiro. Un collo bloccato, maltrattato, non sciolto, crea le condizioni per una respirazione poco fisiologica con conseguente alterazione dei muscoli respiratori e in particolare del muscolo diaframma. E il diaframma influenza la situazione fisiologica degli organi vitali di addome e torace. Non solo: il diaframma partecipa in modo attivo al ritorno sanguigno tramite l’azione di pressione-depressione sugli organi toracici e addominali.

Ma se è vero che l’effetto è a domino in un modo così netto, è altrettanto vero che si può attuare quella che potremmo definire come una “terapia familiare”. Attraverso trattamenti kinesiologici, manipolazioni osteopatiche o chiropratiche, si può aiutare una parte perché questa ne aiuti un’altra. E si può partire dal rivedere la propria respirazione. Di fatto, abbiamo la possibilità di rivoluzionare tutto a ogni respiro. Senza aspettare il prossimo, vivendo proprio quello presente. Mantenendoci aperti al presente.

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About the Author:

Elisa Eva Cappelli si laurea in Filosofia (110 cum laude) presso l'Università di Siena con una tesi su qi gong e antropologia del corpo. Nel 2009 inizia a praticare Tai Chi con il Prof. Giuseppe Cognetti e il M° Enrico Vivoli. Diventa istruttrice F.I.A.M. (Federazione Italiana Arti Marziali). In New Mexico studia qi gong e yoga presso il Moga Dao Institute . Si forma con Naomi Milne in movimentoterapia si dedica poi in modo più approfondito allo stile Chen del taiji quan. Dal 2012 è Operatore Tecnico del Benessere A.S.I. (Discipline Bio Naturali - Arti orientali). Studia riflessologia plantare con Cristiano Mazzoni (RIZA) e massaggio ayurvedico presso Ayuryoga Samyoga diventando operatrice certificata nel 2014. Ekalix.eu è il suo blog. Lavora al settore editoriale e creativo di Cure-naturali.it.
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