Fare passi dentro se stessi, camminando

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Scegliere la propria disciplina oggi significa fare i conti con un’offerta ampia di corsi, molto ampia. Sudare con la zumba, darci dentro di sacco veloce, scoprire il pilates, le discipline orientali. O andare a correre, darsi un proprio ritmo, fiondarsi in piscina e assaporare ogni bracciata.

Pare che, in questo grande panorama di possibilità, non si consideri più l’estrema importanza dell’avere cura di ogni rollata del piede, muoversi in una direzione e portarsi verso un punto. In altre parole, marciare, andare, camminare. Questo vuole quella grande orchestra di muscoli che è il corpo. Questo ci riporta a chi siamo stati e a chi siamo, in termini sia evolutivi che benefici per il mondo interiore.

 

Il ritorno a se stessi attraverso il movimento 

Quando parlo con Monica Caccin, Kinesiologa e grande terapeuta, mi s’illuminano non una, ma almeno 4 lampadine. In questo caso, le 4 che potremmo elencare sono inerenti alle risposte a queste domande:

– Come capisco quale disciplina fa per me?
– Quanto posso chiedere al mio corpo in termini di allungamento ed espansione?
– In che modo lo stress influisce sulla mia qualità di movimento?
– Quale movimento piace a entrambi gli emisferi?

Ora, prendiamo il caso di qualcuno che abbia legamenti abbastanza rigidi per via della predisposizione genetica ma voglia comunque intraprendere un’attività come la ginnastica artistica o il balletto. Di certo farà un lavoro maggiore di chi per predisposizione ha legamenti e tendini abbastanza lunghi. Ma c’è una verità quasi magica: come spiega Monica, “il corpo è così fantastico che allenato può anche fare e raggiungere cose inaspettate, anche faticando leggermente di più e sempre ascoltandosi molto.”

Capire la disciplina cui il corpo vuol dedicarsi ha molto a che vedere con la capacità di ascoltarsi. Si tratta di capire cosa ci fa bene e cosa no. Ad esempio, se ci si dedica a un periodo di depurazione alimentare, è poi più semplice individuare quali gusti o sapori non ci vanno, quali non fanno per noi. Quando poi eventualmente si tornasse a mangiare qualcosa che non fa per noi, il corpo lo direbbe subito, avendo imparato a distinguere. Sperimentando si ha la capacità di accorgersi, di ascoltarsi un po’ di più nel profondo. E questo vale per tutti i livelli, essendo noi stessi movimento, piuttosto che qualcosa che poniamo in essere per perdere calorie o simili.

 

La marcia controlaterale: il corpo e gli emisferi 

In palestra l’elenco dei corsi è inesauribile. Talvolta capita di perdersi dietro all’offerta formativa. C’è qualcosa che è molto più lontano nel tempo e ci mostra quanto in realtà non siamo cambiati affatto; anatomicamente, a livello strutturale, non siamo molto diversi dall’uomo primitivo. Prima di sfinirci dietro a un corso cui ci siamo iscritti per sudare e perdere peso converrebbe ricordare che quel che davvero mette in comunicazione i due emisferi, il cuore, l’apparato circolatorio e linfatico è la camminata. “La camminata, semplicemente, la camminata. Noi siamo progettati per questo e invece nessuno cammina più. Questa è la nostra attività sportiva.”

E’ facile anzi che dedicarsi in modo ossessivo a una disciplina per dimagrire innalzi i nostri livelli di stress in modo significativo. Perché? “Lo stress è gestito da due ghiandolette endocrine, le surrenali, che continuano a esser progettate per funzionare poco rispetto alla richiesta che noi invece avanziamo continuamente.”

E perché camminare aiuterebbe su più livelli?

“In Kinesiologia ci sono molte tecniche per lavorare sulla marcia. Al di là del movimento fisico, poter avere una marcia efficace deriva dal fatto che tutti i muscoli tra di loro abbiano una buona comunicazione e perché questo accada ci vuole una buona comunicazione tra i due emisferi. Siccome siamo meravigliosi, automaticamente il solo gesto del camminare stimola a mantenere questa comunicazione tra i due emisferi. Se ci si muove in modo coordinato si impara prima, si sente meglio, si trovano soluzioni con maggiore facilità.”

In molti usano il bastone per amplificare l’ampiezza e sentire bene la marcia controlaterale, ma di fatto basta anche eseguire la marcia sul posto, anche da stesi. 

In questo senso, fare dei passi è, di fatto, fare un passo verso se stessi.

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About the Author:

Elisa Eva Cappelli si laurea in Filosofia (110 cum laude) presso l'Università di Siena con una tesi su qi gong e antropologia del corpo. Nel 2009 inizia a praticare Tai Chi con il Prof. Giuseppe Cognetti e il M° Enrico Vivoli. Diventa istruttrice F.I.A.M. (Federazione Italiana Arti Marziali). In New Mexico studia qi gong e yoga presso il Moga Dao Institute . Si forma con Naomi Milne in movimentoterapia si dedica poi in modo più approfondito allo stile Chen del taiji quan. Dal 2012 è Operatore Tecnico del Benessere A.S.I. (Discipline Bio Naturali - Arti orientali). Studia riflessologia plantare con Cristiano Mazzoni (RIZA) e massaggio ayurvedico presso Ayuryoga Samyoga diventando operatrice certificata nel 2014. Ekalix.eu è il suo blog. Lavora al settore editoriale e creativo di Cure-naturali.it.
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